Derealizzazione e Depersonalizzazione: sentirsi staccati dalla realtà

uomo in una strada affollata

Ti senti come in un film o staccato dal tuo corpo? Scopri i sintomi e cosa puoi fare

Immagina di camminare per strada, in un luogo che conosci bene, e improvvisamente tutto ti sembra estraneo, le voci degli altri arrivano ovattate come se fossi sott’acqua, ti sembra di guardare la tua vita attraverso lo schermo di un cinema o come se stessi osservando “tutto da una bolla”.

Oppure, ti guardi le mani e ti sembrano non appartenerti, come se fossi un robot o un pilota che guida un corpo non suo. 

Brevi episodi transitori con sensazioni spiacevoli come queste possono accadere a chiunque nel corso della vita. Anche se si sperimentano queste sensazioni le persone sono consapevoli che non sono reali. Spesso si può avere la paura di essere sul punto di impazzire ma in realtà non si sta “impazzendo”: le persone mantengono la consapevolezza che le loro sensazioni di distacco non sono reali.

Quello che si sta provando è un meccanismo di difesa ed ha un nome preciso: si chiama Derealizzazione (sentire il mondo irreale) o Depersonalizzazione (sentire se stessi irreali).

Si possono avere episodi di derealizzazione o depersonalizzazione o entrambi ma l’esame di realtà è conservato. 

Derealizzazione e Depersonalizzazione: Che differenza c’è?

Spesso questi due fenomeni si presentano insieme, sono entrambi caratterizzati dal sentirsi “distaccati”, ma hanno sfumature diverse:

• Derealizzazione: Cosa è?

La derealizzazione è la sensazione che il mondo esterno sia irreale, distorto o estraneo, come se ci si trovasse dietro un velo o una nebbia. È un pò come sentire di vivere in un sogno o percepire il mondo come irreale e distante. 

Chi ne soffre può percepire oggetti e persone come finti, privi di vivacità o distorti nelle dimensioni, e il tempo può sembrare scorrere troppo velocemente o troppo lentamente.

• Depersonalizzazione: Cosa è?

La depersonalizzazione è la sensazione di distacco da se stessi, dal proprio corpo e dai propri processi mentali. Potresti sentirti un osservatore esterno dei tuoi pensieri, del tuo corpo, delle tue sensazioni con una sorta di intorpidimento emotivo e/o fisico. Questo fenomeno, spesso legato a stress, ansia o traumi, non implica una perdita della consapevolezza, ma può essere molto angosciante perché appare “tutto strano”. 

Questi sintomi possono essere molto disturbanti nella vita quotidiana lavorativa, personale e sociale. Si consiglia perciò di affrontare e gestire queste sensazioni con un percorso di psicoterapia.

Sintomi e disturbo

Molte persone possono provare alcune brevi sensazioni di depersonalizzazione e derealizzazione nel corso della vita. Sono sintomi spaventosi ma tendenzialmente temporanei, spesso scatenati da stress, ansia o esperienze traumatiche difficili da integrare all’interno della propria storia.

L’esperienza di depersonalizzazione e/o derealizzazione può essere scatenata da un evento fortemente stressante e/o traumatico ed inoltre può verificarsi transitoriamente come sintomo di altre condizioni cliniche come ansia, attacchi di panicodepressione o privazione del sonno.

Depersonalizzazione e derealizzazione non sono di per sè due patologie ma possono essere considerate come dei sintomi che possono presentarsi in modo sporadico e transitorio oppure in altri casi si possono riscontrare, in modo trasversale in alcune condizioni cliniche, associati ad altri sintomi.

Molte persone possono provare alcune brevi sensazioni di depersonalizzazione e derealizzazione. Non sono necessariamente esperienze patologiche soprattutto se correlate a esperienze circoscritte e sporadiche come ad esempio situazioni di grave pericolo (come un grave incidente in auto), forte stanchezza o ad esempio deprivazione di sonno legata ad una situazione specifica e inconsueta. Gli episodi possono variare notevolmente in durata: da molto brevi (pochi minuti) a prolungati (settimane o mesi).

Quando questi sintomi si riscontrano in modo persistente, ricorrente, pervasivo e non dipendono da altri disturbi si parla di Disturbo di Depersonalizzazione/Derealizzazione.

È importante distinguere quindi le esperienze poco intense, sporadiche, brevi dai disturbi psicopatologici. Per questo è utile approfondire di cosa si tratta. La consulenza con uno psicologo è fondamentale per capire meglio cosa sta succedendo a livello personale individuale così da formulare una diagnosi corretta.

Perché succede? Una tutela psicologica

Gli episodi di depersonalizzazione/deralizzazione possono apparire terrificanti ma tendenzialmente questi sintomi sono un modo che ha la mente per cercare di proteggersi da forte ansia, stress intenso o esperienze fortemente traumatiche. Possono essere considerati una forma estrema di difesa.

Ad esempio quando il livello di ansia o stress supera la soglia di tolleranza, la privazione del sonno è eccessiva o il vissuto traumatico è intollerabile la persona ha bisogno di staccarsi per tutelarsi da un carico psicologico eccessivo.

È come quando in casa salta la corrente perché c’è un sovraccarico: il salvavita scatta per evitare che l’impianto bruci.

Le esperienze dissociative (derealizzazione/depersonalizzazione) sono il “salvavita” della mente e costituiscono una forma di tutela psicologica.

Il cervello percepisce un pericolo (reale o emotivo) e decide di “staccare la spina” delle emozioni e delle sensazioni per farti sentire meno dolore o meno paura.

Ti anestetizza. Il problema è che, se non c’è un pericolo reale (come ad esempio la presenza di un aggressore), questa anestesia appare ingiustificata e risulta terrificante. 

Spesso tutto ciò può spaventare e preoccupare. Ci possono essere alti livelli di ansia oppure depressione, comportamenti disfunzionali e problemi in ambito sociale/relazionale. 

Depersonalizzazione e derealizzazione possono causare ansia e preoccupazione ma anche vicecersa una forte ansia può suscitare sensazioni di depersonalizzazione o derealizzazione.

Anche depressione, stress, carenza di sonno o un ambiente eccessivamente pieno di stimoli possono peggiorare queste sensazioni.

donna che soffre di vertigini

Domande che probabilmente ti stai facendo

• Sto diventando psicotico/schizofrenico? No, la differenza fondamentale è il Test di Realtà. Chi soffre di psicosi ha deliri e allucinazioni e crede che siano veri. Tu, invece, sai benissimo che c’è qualcosa che non va e che la sensazione di irrealtà è “strana”. È come essere in un sogno in cui si sa che il vissuto non è reale anche se la percezione appare come tale. Il fatto che tu te ne preoccupi è la prova che sei ancorato alla realtà. Nella depersonalizzazione e nella derealizzazione l’esame di realtà è intatto, a differenza della psicosi, in cui c’è una perdita di contatto con la realtà. Chi soffre di un disturbo psicotico ha pensieri che non sono coerenti con la realtà ma non si rende conto che sono irreali.

• Rimarrò così per sempre? No, soprattutto se è uno stato temporaneo è collegato a situazioni emotivamente intense. Poi più ti spaventi del sintomo, più l’ansia sale e il sintomo persiste. Appena l’ansia cala, la “nebbia” si alza. È importante imparare a gestire le emozioni. Comunque anche nel caso in cui le esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione siano durature, pervasive e costituiscano un vero e proprio disturbo la psicoterapia può aiutare ad affrontare il disagio psichico.

Tecniche di “Grounding” ed altre strategie per tornare coi piedi per terra

Quando ti senti fluttuare via, devi richiamare i tuoi sensi. Nelle Tecniche di Grounding si utilizzano il corpo e i cinque sensi per favorire il contatto con se stessi e il mondo.

Ad esempio una tecnica rapida per riancorarti al presente è quella del grounding sensoriale basata sulla consapevolezza attraverso i sensi (vista, tatto, udito, olfatto, gusto) con un conteggio di 5-4-3-2-1.

Oltre alle tecniche di grounding possono essere utili la Mindfulness, Tecniche comportamentali, Tecniche di gestione dell’attenzione e Tecniche di gestione dello stress. 

Tutte queste tecniche aiutano a rimanere nel presente, a ridurre eventuali accumuli emotivi e a gestire i vari vissuti per mantenere il contatto con sè stessi e la realtà circostante.

Come uscirne

È importante intervenire soprattutto se questi episodi sono frequenti, persistenti e risultano invalidanti per la vita personale, relazionale, sociale e/o lavorativa. Spesso significa che il livello di ansia di base è troppo alto e/o che eventuali esperienze vissute sono state intense e traumatiche.

Ignorare il sintomo o averne paura alimenta il circolo vizioso. 

Il trattamento principale per questo tipo di problematiche è la psicoterapia che ha come obiettivo principale ricondurre la persona verso un miglior funzionamento integrato sia considerando i vari aspetti di sé sia tenendo conto delle diverse aree di vita.

La psicoterapia è estremamente efficace perché lavora principalmente su più fronti:

• Migliorare la gestione dei sintomi ad esempio insegnando a non averne eccessiva paura così che diminuendo la preoccupazione del sintomo stesso questo può tendenzialmente perdere il suo impatto psicologico.

• Favorire il rinforzo delle capacità di regolazione delle emozioni, l’acquisizione di varie strategie di coping ed un consolidamento delle abilità sociali/relazionali.

• Ridurre i pensieri disfunzionali che contribuiscono al mantenimento del disagio psichico. 

• Lavorare sulle cause profonde sottostanti.

In linea generale il trattamento è costituito tendenzialmente da una prima fase di stabilizzazione e gestione dei sintomi, successivamente da una fase centrata principalmente sulla ristrutturazione dei pensieri disfunzionali e sull’elaborazione di eventuali ricordi traumatici ed infine da una fase di consolidamento delle varie risorse e di integrazione delle diverse parti.

Nella psicoterapia cognitivo comportamentale si lavora sia sui comportamenti che sui pensieri disfunzionali che mantengono il disturbo e i suoi sintomi. In particolare risulta centrale la Ristrutturazione Cognitiva per elaborare pensieri più funzionali e efficaci.

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and reprocessing) può essere molto utile, soprattutto in presenza di eventi traumatici, perché può permettere al paziente di avvicinarsi al dolore in condizioni di sicurezza, può aiutare a modificare le distorsioni nella rappresentazione del sé e facilitare l’integrazione. 

In un percorso di psicoterapia si lavora insieme per favorire la consapevolezza personale, migliorare la gestione delle emozioni, sviluppare nuove strategie di coping e favorire una visione di sè stessi integrata e funzionale con l’obiettivo generale di promuovere il benessere psicologico personale.

Contattami se vuoi intraprendere un percorso insieme.

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