Categoria: Area di intervento

Ansia

“Ho imparato che il coraggio non è l’assenza di paura, ma il trionfo su di essa. L’uomo coraggioso non è colui che non si sente impaurito, ma colui che vince la paura.” (Nelson Mandela)

La paura e l’ansia coinvolgono gli aspetti cognitivi, comportamentali e fisiologici delle persone.

Si parla di paura quando si è di fronte ad uno stimolo riconoscibile, identificabile, definito. Si usa il termine ansia quando ci si riferisce ad un’emozione legata alla percezione di un pericolo o una minaccia futura, spesso non identificabile facilmente. A volte la minaccia riguarda la nostra immagine, la nostra identità, le nostre relazioni e ci si sente vulnerabili.

E’ importante intraprendere un percorso di psicoterapia quando l’ansia è persistente e/o intensa tanto da influire negativamente sulle attività quotidiane, sulle relazioni, sui comportamenti e porta a disagi fisici. Spesso si tendono ad evitare luoghi, contesti, situazioni che si percepiscono come collegate in qualche modo alla crisi d’ansia (es. evitamento di posti affollati) ma questo con il tempo tende ad influire non solo sulle relazioni interpersonali ma anche sulla percezione che si ha della propria autostima e della propria capacità di affrontare certe situazioni. Più si evita più aumenta l’ansia creando così un circolo vizioso.

In terapia è importante individuare infatti non solo i fattori predisponenti e scatenanti ma anche quelli che contribuiscono al mantenimento del disturbo.

Tecnicamente si parla di Disturbi d’ansia ed in generale sono caratterizzati da una preoccupazione eccessiva per intensità e/o durata. A grandi linee possiamo descrivere:

  • Ansia generalizzata quando la preoccupazione è presente in modo pervasivo cioè riguarda più ambiti e diversi aspetti, c’è una tendenza generale a preoccuparsi.
  • Attacchi di panico sono improvvisi picchi di ansia molto forte, caratterizzati anche da una sintomatologia fisica rilevante ( es. tachicardia, sudorazione, respirazione eccessiva, tensione muscolare, tremori, capogiri ..). Di solito durano molto poco ma poi ci si sente stanchi anche per diverse ore. Inoltre rimane la paura di avere ancora altri attacchi di panico.
  • Fobia è la paura intensa attivata da un evento o stimolo specifico che spesso porta ad evitare l’oggetto temuto. Quando la paura riguarda il giudizio degli altri si parla di fobia sociale.
  • Ipocondria è la preoccupazione intensa e assidua relativa in particolare allo stato di salute.
  • Disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato da ossessioni e/o compulsioni. Le ossessioni sono pensieri o immagini giudicati tendenzialmente come intrusivi, indesiderati, persistenti. Sono percepiti come spiacevoli e disturbanti. Le compulsioni sono “rituali” messi in atto per cercare di controllare e sedare l’ansia.
  • Disturbo post-traumatico da stress quando una persona a seguito di un evento traumatico continua a rivivere nel tempo l’immagine e le sensazioni provate e sperimenta un’ansia elevata appena qualcosa gli ricorda l’episodio (un suono, un odore, un ambiente…).

 

 

 

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Depressione

conquistare la propria gioia è meglio che arrendersi alla tristezza” Andrè Gide

Tecnicamente si parla di Disturbi dell’umore e hanno come caratteristica predominante un’alterazione dell’umore.

La depressione è caratterizzata da tristezza, demoralizzazione, perdita di interesse, calo della motivazione, riduzione delle capacità di attenzione e concentrazione, compromissione del ritmo sonno veglia, riduzione o aumento dell’appetito e rallentamento motorio.

Si presentano quindi una serie di sintomi che anche per intensità e durata la distinguono dalla semplice tristezza che tutti possono sperimentare in certe occasioni.

Quando si ha una forma più lieve, che dura da più di due anni, si parla di disturbo distimico.

 

Depressione

La depressione post-partum ha un esordio entro 6 mesi dal parto e può durare da poche settimane ad un anno e più se non trattata, presenta gli stessi sintomi della depressione. Va distinta dall’instabilità emotiva tipica dei primi 4/5 giorni dopo il parto che colpisce l’80% delle donne. In particolare nella depressione post partum ci sono spesso pensieri disfunzionali sulle proprie capacità di madre (ad es. “non sono una brava mamma”) e da ciò possono derivare senso di colpa, vergogna e ansia.

 

Si parla di disturbi bipolari quando l’umore è caratterizzato da un’alternanza tra episodi di depressione ed episodi maniacali o ipomaniacali. Negli episodi maniacali la persona ha un umore estremamente e persistentemente elevato con ad esempio idee di grandezza, iperattività o agitazione, distraibilità. Nella fase ipomaniacale il tono dell’umore è sempre elevato ma l’intensità è minore e l’impatto nella vita quotidiana è tendenzialmente più contenuto. In generale comunque il disturbo bipolare influisce fortemente sulla vita sociale e lavorativa del paziente.

 

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Sostegno Psicologico

Sostegno

Percepire un aspetto nuovo di se stessi è il primo passo verso il cambiamento del concetto di sé “ (Carl Rogers)

SostegnoSpesso ci si ritrova in difficoltà nell’affrontare alcune fasi della vita oppure nel trovare un equilibrio in periodi di forte cambiamento personale o professionale. E’ importante avere un supporto per superarli ed elaborarli anche psicologicamente e recuperare così il proprio benessere.

A volte non solo gli eventi e i cambiamenti negativi ma anche quelli considerati positivi possono destabilizzare perché magari si cambia il proprio ruolo, cambiano le routine e i punti di riferimento, ci si ritrova coinvolti in nuove dinamiche relazionali ed a volte aumentano anche le responsabilità.

A volte si è invece insoddisfatti e si vuol cambiare ma non si sa come farlo, non si riesce a recuperare una sensazione di equilibrio e benessere psicologico.

Durante i colloqui si lavora insieme per comprendere come gestire tutto al meglio e recuperare così il proprio equilibrio.

 

Un sostegno psicologico può essere utile per gestire ad esempio:

  • periodi di cambiamento personale: es. adolescenza, convivenza, matrimonio, difficoltà a concepire un figlio, gravidanza, post partum, essere genitori, separazioni e divorzi, separazione dai figli grandi e ritrovarsi con il “nido vuoto”, ricostruire una routine e un equilibrio familiare dopo il pensionamento, anzianità
  • periodi di cambiamento professionale: orientamento professionale, ingresso nel mondo del lavoro, variazione di lavoro o mansione, promozione, pensionamento
  • difficoltà scolastiche o all’università (es. calo motivazionale)
  • lunghi periodi di malattia o riabilitazione (es. psiconcologia, psicotraumatologia, psicocardiologia)
  • burnout dei caregivers: è importante fornire un sostegno non solo agli ammalati o agli anziani ma anche a tutte quelle persone che si occupano spesso per lunghi periodi di anziani o persone ammalate o comunque con un grado di autonomia molto ridotto

 

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Problematiche relazionali

Le problematiche relazionali possono essere limitate ad un contesto specifico (es. lavorativo o familiare): in tal caso si lavora su come poterle migliorare tenendo presente anche l’ ambito di riferimento. Ad esempio sul lavoro ci sono dei ruoli ed una “gerarchia” di cui tener conto.

Altre volte invece ci sono diverse difficoltà in più contesti (es. lavorativo, familiare, nella coppia, con i figli, con gli amici): in questo caso si vuol comprendere non solo come gestire al meglio le problematiche relazionali ma in particolare spesso ci si chiede se è anche il proprio modo di porsi che forse da vita agli stessi copioni con persone diverse, chiedendosi ad esempio “perchè mi ritrovo sempre a essere trattato così da tutti?” A volte non ci si rende conto di quello che si comunica realmente all’altro soprattutto attraverso la comunicazione non verbale (tono di voce, espressioni facciali, postura …).

“L’essenziale è invisibile agli occhi”  Il Piccolo Principe

Ci sono inoltre delle fasi della vita in cui relazioni che sono sempre state funzionali iniziano a vacillare. Questo spesso è dovuto ad un cambiamento avvenuto nella vita delle persone che ha incrinato gli equilibri presenti fino ad allora.

Spesso i cambiamenti destabilizzano anche le relazioni e non sempre è facile ritrovare un’armonia (es. periodo adolescenziale, inizio di una convivenza, nascita di un figlio, separazione e divorzio, …).

In questo caso si lavora insieme tenendo conto sia delle caratteristiche presenti inizialmente sia delle nuove dinamiche e di eventuali nuovi bisogni o necessità.

 

Nella terapia delle problematiche relazionali si affrontano diversi aspetti tra cui:

  • contesti in cui emergono le difficoltà
  • diversi ruoli
  • relazioni interpersonali più difficili da gestire per la persona
  • modalità e strategie comunicative verbali e non verbali
  • fattori che hanno destabilizzato equilibri presenti da anni
  • se le difficoltà relazionali derivano da altri aspetti problematici (es. insicurezza, scarsa autostima, paura del giudizio altrui, paura della separazione, paura di perdere la relazione…)

 

Relazionale

L’obiettivo finale è migliorare la consapevolezza delle proprie dinamiche interpersonali per poi vivere in modo più soddisfacente le diverse relazioni sia in ambito familiare che sociale.

 

 

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Elaborazione eventi traumatici

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traumaCi sono situazioni o eventi della vita che ci colpiscono emotivamente e che possono avere effetti molto importanti sulla condizione psichica di una persona. Un evento traumatico può destabilizzare credenze, convinzioni, idee su se stessi e il mondo che sono state un punto di riferimento fino a quel momento.

 

Spesso quando l’evento è molto forte si crea una distinzione tra il prima e il dopo come se ci fosse una separazione, una crepa, un taglio nella storia di vita della persona.

La vita di un individuo consiste in una serie di avvenimenti, di cui l’ultimo potrebbe cambiare anche tutto l’insieme” Italo Calvino

trauma1A volte si comprende l’impatto traumatico fin dalle prime fasi mentre altre volte si realizza anche dopo mesi o anni: si ha la percezione che sia tutto passato e risolto e poi capita un altro evento, magari anche più piccolo, che in qualche modo si associa al precedente e riattiva proprio quelle emozioni e sensazioni del passato come se lo si stesse rivivendo in quel momento.

Nella terapia del disagio psicologico dovuto al trauma è importante ridurre la sofferenza e l’impatto emotivo che ha nel tempo permettendo così al paziente di affrontare eventuali nuove difficoltà della vita senza un carico pesante che rende tutto più doloroso e faticoso.

 

Durante i colloqui:

  • si analizza la storia degli eventi traumatici sia tenendo conto dell’ordine cronologico che dell’importanza che hanno avuto per la persona
  • si raccolgono informazioni sulle reazioni successive come ad es. pensieri ricorrenti riferiti all’evento, problemi di sonno, difficoltà di concentrazione, vulnerabilità
  • si analizzano i diversi episodi tenendo conto dell’impatto quindi emotivo, cognitivo e fisiologico
  • si elabora l’evento in un contesto protetto come quello della seduta con l’obiettivo di far si che il passato non continui ad interferire con il presente
  • si lavora infine per rafforzare le proprie risorse per poter affrontare anche le sfide future

 

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Obiettivo finale è un rafforzamento delle proprie risorse e della propria autostima per affrontare il futuro non solo senza il carico del passato ma anche sentendosi più sicuri e pronti per un nuovi sviluppi.

 

 

 

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Stress lavorativo

Stress

Lo stress lavorativo può derivare da problematiche relative a diversi ambiti:

  • ritmi e orari di lavoro
  • precarietà ed instabilità
  • continui spostamenti
  • rapporti con i colleghi e il capo
  • disorganizzazione aziendale
  • aumento di responsabilità o viceversa svalutazione
  • svolgimento di mansioni che non competono
  • esclusione da riunioni o momenti di incontro
  • esclusione da possibilità di formazione o promozione
  • interferenze nella vita privata

StressInnanzitutto un fattore da tener presente è la quotidianità dell’attività lavorativa: quando si vivono situazioni piene di difficoltà il lavoro diventa una sfida da affrontare ogni giorno. Le persone spesso riportano una difficoltà a staccare e a recuperare le energie perché il lavoro è un’attività ripetuta e giornaliera. A volte anche nei giorni di riposo si rimugina sulle problematiche lavorative. Spesso inoltre più si avvicina il giorno del rientro al lavoro più aumenta il malessere e si ha un’ansia anticipatoria.

Tendenzialmente le persone riferiscono una serie di sintomi: disturbi del sonno, nervosismo, irritabilità, tensione oppure abbattimento, affaticamento, perdita di interesse anche per le attività extra-lavorative.

StressNella terapia dei disturbi correlati a mobbing, stress e disadattamento lavorativo è inoltre importante considerare se il rapporto di lavoro si è concluso o se è tuttora in corso. Se il lavoro è terminato si interviene sul trauma vissuto e sul recupero delle proprie sicurezze. Se invece l’attività lavorativa è tuttora in corso si considerano oltre alle problematiche relazionali anche strategie e tecniche per viverla quotidianamente in modo più soddisfacente.

“Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso” E. Roosevelt

StressLo stress lavorativo spesso influisce negativamente anche sull’autostima e sull’autoefficacia delle persone che riportano tendenzialmente un senso di vulnerabilità ed impotenza. Rispetto alle relazioni personali non si può scegliere autonomamente con chi relazionarsi e non si può nemmeno decidere liberamente di cambiare l’organizzazione del sistema. Ad esempio spesso si pensano frasi del tipo “è così e io non posso farci niente, non dipende da me”. Inoltre ci si sente spesso senza via d’uscita pensando ad esempio “devo lavorare, ne ho bisogno e non posso andarmene e licenziarmi … è impossibile trovare un altro lavoro”.

Si interviene quindi per circoscrivere e gestire il problema per cercare, non solo di viverlo nel miglior modo possibile, ma anche per non influenzare negativamente la vita personale, familiare e sociale.

 

 

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